La Gerbera (Gerbera jamesonii) è una pianta erbacea perenne, appartenente alla famiglia delle Asteraceae, spesso trattata come fiorita di breve durata: nei climi miti sopravvive all’aperto per più anni, mentre in appartamento tende a esaurirsi dopo una o due stagioni.

Presenta foglie lunghe fino a 40 centimetri, dalla forma lobata e dal colore verde, aventi la parte inferiore ricoperta da una peluria bianca; i fusti raggiungono un’altezza di 60 centimetri circa, sono dritti e anch’essi ricoperti di peluria.
La Gerbera produce fiori dai diversi colori: bianchi, gialli, rosa, arancioni e rossi; sono riuniti in un’infiorescenza a capolino, divisi in fiori interni dalle tonalità gialle o nere, e quelli esterni, leggermente allungati.
Indice
Il colletto, il punto che decide tutto
Il colletto è la corona da cui partono le foglie e gli steli fiorali, al confine fra radici e parte aerea.
Nella gerbera è particolarmente sensibile e va tenuto sopra il livello del terreno: se al rinvaso o alla messa a dimora finisce interrato, anche di un centimetro, i tessuti restano costantemente umidi e marciscono, e la pianta collassa senza rimedio. È il primo controllo da fare ogni volta che si maneggia una gerbera.
Per la stessa ragione l’acqua non va mai versata al centro della rosetta. Si annaffia sul terreno alla base della pianta, oppure riempiendo il sottovaso e svuotandolo dopo una ventina di minuti, così che il colletto resti asciutto.
Gli steli sfioriti si strappano
Quando un capolino è esaurito lo stelo non va tagliato a metà: il moncone rimasto marcisce e il marciume risale fino al colletto. Lo stelo si stacca alla base con una leggera torsione, come si fa con le foglie vecchie, in modo da non lasciare residui. È un dettaglio piccolo che fa una differenza reale sulla durata della pianta.
Ambiente e terreno

La Gerbera è originaria dell’Africa e dell’Asia; Gerbera jamesonii, la specie più diffusa in coltivazione, viene nello specifico dal Sudafrica, mentre allo stato spontaneo non è presente in Sudamerica.
La pianta predilige un tipo di terreno che sia morbido, lievemente acido e molto ben drenato così da evitare fastidiosi ristagni d’acqua, che indurrebbero le radici a marcire. Si consiglia di unire al terriccio un composto di torba e sabbia.
Esposizione e temperatura
La pianta necessita di un’esposizione a luoghi particolarmente luminosi e ben aerati, evitando tuttavia la luce diretta dei raggi del sole, in particolar modo in estate, poiché danneggerebbe l’apparato fogliare della Gerbera.
La temperatura ottimale, per un sano sviluppo della pianta, si aggira intorno ai 16 o 20 gradi; è in grado di sopportare sia il caldo che il freddo, a patto che sia al riparo dalla pioggia e che le temperature non siano inferiori ai 5 gradi.
Annaffiature e concime

La Gerbera ha bisogno di annaffiature regolari, e non eccessive: è importante fare in modo di evitare pericolosi ristagni idrici, che nuocerebbero gravemente alla pianta. In inverno è opportuno diminuire l’apporto di acqua.
La concimazione della Gerbera va fatta in primavera, servendosi di un fertilizzante liquido da diluire nell’acqua delle annaffiature; l’operazione va eseguita ogni quindici giorni.
Nel caso in cui si desideri una fioritura rigogliosa, è bene ricordare che le dosi di fosforo e di potassio dovranno essere doppie rispetto all’azoto, che a differenza dei primi due elementi, favorisce solo la crescita delle foglie.
Moltiplicazione
La moltiplicazione della Gerbera può avvenire tramite semina, per talea o anche per divisione dei cespi.
Per quanto riguarda la prima operazione, i semi dovranno essere piantati da febbraio a marzo in un contenitore contenente torba e sabbia; trascorse due settimane, sbocceranno i primi germogli e, una volta che le piantine avranno raggiunto un’altezza di circa 10 cm, si potrà passare al rinvaso definitivo.
Sia la riproduzione tramite talea, che quella mediante divisione dei cespi va fatta in primavera, avendo cura di mantenere sempre il colletto in superficie nelle nuove piante.
Parassiti e problemi
Solitamente la Gerbera risulta essere piuttosto forte e resistente agli attacchi esterni, tuttavia le cattive tecniche di coltivazione possono arrecare ingenti danni: un apporto d’acqua insufficiente porta la pianta al totale appassimento, mentre un’eccessiva umidità può causare l’attacco di funghi che faranno marcire le radici fino al deperimento della pianta.
È necessario intervenire tempestivamente, lasciando asciugare l’acqua in eccesso e servendosi di un prodotto fungicida.
Anche il mal bianco è una malattia causata dalla presenza di un fungo: essa attacca in particolar modo l’apparato fogliare, creando una patina bianca, simile alla muffa, sulle foglie; si consiglia di utilizzare prodotti allo zolfo o fungicidi specifici. La pianta non è tossica per cani e gatti.
Un’altra Asteracea da fiore da conoscere, utile anche per un confronto sui parassiti, è il crisantemo.
Domande frequenti
Ho scoperto che il colletto è interrato, posso salvare la pianta?
Sì, se il marciume non è troppo avanzato: si rinvasa subito sollevando il colletto sopra il livello del terreno e si lasciano asciugare bene le radici prima di riprendere le annaffiature normali.
Si toglie allo stesso modo anche il fogliame secco?
Sì, anche le foglie ormai secche o rovinate si staccano alla base con una leggera torsione, non si tagliano, per lo stesso motivo: evitare monconi che marciscono.
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