L’aglaonema (Aglaonema) è una delle migliori piante d’appartamento per ambienti poco luminosi. Viene dal sud est asiatico, appartiene alle Araceae e si coltiva per il fogliame lanceolato, verde con striature argentee nelle forme classiche e rosa o rosso nelle selezioni più recenti. Cresce lentamente e chiede poco, con un’avvertenza sul colore e una sulla tossicità.

Indice
Poca luce sì, ma dipende dalla varietà
L’aglaonema è una delle poche piante che vive bene con luce scarsa, e per questo si usa in uffici, corridoi e stanze con una sola finestra laterale. Attenzione però a non confondere tollerante con indifferente: al buio totale non sopravvive, e in condizioni troppo scure le striature si attenuano e il fogliame si uniforma verso il verde.
C’è poi una distinzione che al momento dell’acquisto fa la differenza. Le cultivar a fogliame verde e argento tollerano davvero la penombra. Quelle a fogliame rosa, rosso o screziato di crema hanno bisogno di molta più luce, sempre indiretta, per mantenere il colore: messe in un angolo buio sbiadiscono e deperiscono. Il sole diretto, in ogni caso, brucia le foglie di tutte.
Come si riconosce

Il fusto è breve e la pianta resta compatta: in media una ventina di centimetri, fino a un metro nelle specie e cultivar più grandi. Le foglie sono lanceolate, con nervatura in evidenza e piccioli sottili, e la loro variegatura è il carattere ornamentale.

L’infiorescenza è quella tipica delle Araceae: una spata, come nella calla, con al centro un’asta biancastra detta spadice che porta i fiori maschili nella parte alta e quelli femminili in basso. È poco decorativa e molti la rimuovono per non sottrarre energie al fogliame.
Come si coltiva
Temperatura e umidità
È una pianta tropicale e ama il caldo: sta bene fra i 20 e i 28 °C, e il limite da rispettare è quello inferiore, perché sotto i 13-15 °C soffre e le foglie collassano. Vanno evitate le correnti d’aria fredda. L’aria deve essere umida, non asciutta: nebulizzazioni frequenti e un sottovaso con ghiaia umida aiutano, soprattutto d’inverno con il riscaldamento acceso.
Acqua e substrato
Si annaffia quando la superficie del substrato è asciutta, non a giorni fissi: in estate può servire ogni tre o quattro giorni, in inverno molto più raramente. L’acqua non deve restare nel sottovaso. Il composto ideale è leggero e drenante, a base di terriccio per piante verdi con torba e sabbia o perlite. Il rinvaso si fa ogni due anni, fra marzo e aprile.
Concime
In primavera ed estate si concima ogni due settimane con un fertilizzante liquido diluito, che oltre ad azoto, fosforo e potassio contenga microelementi come ferro, manganese, rame, zinco, boro, molibdeno e magnesio. In inverno si sospende.
Moltiplicazione
Il metodo più semplice è la divisione dei cespi, verificando che ogni porzione abbia un numero adeguato di germogli e radici proprie. Funziona anche la talea dai germogli basali, o polloni, che devono avere almeno due foglie. La semina è possibile in primavera ma è lenta e poco praticata. Tutte le operazioni che comportano tagli vanno fatte con i guanti, per la linfa irritante.
Parassiti e problemi
Foglie che ingialliscono o avvizziscono rimandano a eccesso d’acqua, temperature troppo basse o sole diretto: sono le tre cause da controllare in quest’ordine. Le punte fogliari che imbruniscono e si seccano dipendono da aria troppo asciutta o da acqua calcarea. Con il caldo eccessivo può comparire la cocciniglia, che lascia macchie brune sulle foglie e si rimuove a mano con un batuffolo imbevuto di acqua e alcol, evitando i lavaggi con sapone; solo su infestazioni estese si ricorre a un prodotto specifico. La pianta è tossica per cani e gatti, come la dieffenbachia, un’altra Aracea da tenere con le stesse precauzioni: per approfondire i rischi per gli animali domestici vedi le piante velenose per cani, gatti e uomo.
Domande frequenti
Perché le punte delle foglie sono secche?
Per aria troppo asciutta o acqua calcarea. Si alza l’umidità e si usa acqua a basso contenuto di calcare.
È tossica per cani e gatti?
Sì, come tutte le Araceae contiene ossalati di calcio: la masticazione provoca irritazione a bocca e gola.
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