L’acanthocalycium (Acanthocalycium) è un cactus globoso sudamericano, appartenente alle piante grasse, dai fiori grandi e dal tubo fiorale coperto di scaglie rigide, quasi pungenti: da qui il nome, dal greco akantha, spina, e kalyx, calice. Resta di taglia contenuta, fiorisce già da giovane e nei cataloghi si trova a volte sotto il nome di Echinopsis, per ragioni che vale la pena chiarire.
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L’Acanthocalycium appartiene alla famiglia delle Cactaceae, sottofamiglia Cactoideae. Il fusto è globoso e appiattito all’apice, verde scuro e talvolta tendente al giallastro, e raggiunge in genere 15-20 cm di altezza per 10-15 cm di diametro. Nei cactus il corpo verde è il fusto e le spine sono foglie modificate, che nascono dalle areole: qui le areole sono glabre alla base e lanose all’apice, e con l’età perdono progressivamente la lanuggine. Portano una decina di spine gialle o brune, dritte e robuste.
Le spine centrali sono di solito due o tre, a volte una sola, e la più bassa è la più lunga, rivolta verso il basso, fino a 4 cm. Il carattere che dà il nome al genere è però sul fiore: il tubo fiorale è ricoperto di scaglie rigide e pungenti, un dettaglio che si sente al tatto e che distingue queste piante dai generi vicini. I fiori sono imbutiformi, lunghi qualche centimetro, e il colore cambia secondo la specie: giallo zolfo in Acanthocalycium thionanthum, bianco o rosato in altre, con forme a fiore rosso in alcune varietà da collezione. Fiorisce dalla fine della primavera all’inizio dell’autunno, a partire dal terzo anno di età.
Se hai comprato la pianta e in etichetta trovi Echinopsis, non è un errore del vivaio. Queste cactacee sono state descritte in origine sotto altri generi: la specie tipo, Acanthocalycium spiniflorum, fu pubblicata come Echinocactus spiniflorus e trasferita da Curt Backeberg nel 1936. Per lunghi periodi molti autori hanno incluso l’intero gruppo in Echinopsis, e i due nomi convivono ancora nei cataloghi e nei forum. Oggi i principali riferimenti nomenclaturali riconoscono di nuovo Acanthocalycium come genere autonomo, con poche specie ben consolidate.
Il centro dell’areale è l’Argentina, in particolare le province di Córdoba, San Luis, Salta, Tucumán e Catamarca, con specie che vivono fra i 1000 e i 3000 m di quota. Il genere si estende anche a Bolivia, Brasile, Paraguay e Uruguay. Le quote elevate spiegano la buona tolleranza al freddo asciutto: sono piante abituate a forti sbalzi fra giorno e notte e a inverni secchi.
Va collocata in posizione molto luminosa, con sole diretto per diverse ore al giorno: all’ombra si allunga, perde la forma compatta e fiorisce male. In inverno serve un ricovero fresco, luminoso e asciutto, non una stanza riscaldata: il riposo a basse temperature è quello che prepara la fioritura. Come limite prudenziale conviene non scendere sotto i 5 °C, tenendo il substrato completamente asciutto.
Il terreno deve essere sciolto e molto drenante: un terriccio bilanciato mescolato con sabbia grossa e pomice funziona bene. La pianta non ha bisogno di molto volume e può stare in contenitori piccoli, meglio in terracotta. Anche se le dimensioni contenute rendono raro il rinvaso, il substrato va rinnovato ogni due o tre anni per non impoverirsi e compattarsi.
Da primavera all’autunno si annaffia in modo generoso ma ben distanziato, verificando sempre che il terreno si sia asciugato del tutto fra una volta e l’altra. Nei mesi freddi le annaffiature si riducono a interventi rari e con poca acqua, o si sospendono se la pianta è tenuta fresca. Un concime per piante grasse, povero di azoto, diluito nell’acqua ogni venti giorni durante la vegetazione, è sufficiente.
La via normale è la semina. Si usa un semenzaio con torba e sabbia in parti uguali, mantenendo il substrato umido e in un luogo mite: la temperatura ottimale per la germinazione è fra i 18 e i 27 °C. Le piantine crescono lentamente, ma la fioritura arriva presto per una cactacea, in genere dal terzo anno di età.
Come per molte cactacee, il problema più frequente è la cocciniglia, che si annida fra le spine e alla base del fusto: su piccole infestazioni si rimuove meccanicamente con un batuffolo di acqua e alcol, e solo su attacchi estesi ha senso ricorrere a un prodotto specifico. Il rischio maggiore resta però l’eccesso di umidità, che porta a marciumi radicali e malattie fungine, soprattutto se le annaffiature continuano nella stagione fredda. La pianta non è tossica.
Perché per molti anni gli autori hanno incluso l’Acanthocalycium in Echinopsis, e i due nomi convivono ancora nei cataloghi. Oggi il genere è riconosciuto come autonomo.
Dipende dalla specie: giallo zolfo in Acanthocalycium thionanthum, bianco o rosato in altre. Il carattere costante non è il colore ma il tubo fiorale coperto di scaglie rigide.
In genere dal terzo anno di età, ed è precoce rispetto a molte altre cactacee globose. Serve però pieno sole e un riposo invernale fresco e asciutto.
Molte specie vengono da quote elevate e reggono il freddo asciutto, ma come limite prudenziale in coltivazione è meglio non scendere sotto i 5 °C, sempre con il substrato asciutto.
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