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Genlisea

La Genlisea, chiamata dai collezionisti anche pianta a cavatappi per la forma elicoidale delle sue trappole, è una pianta carnivora che vive in suoli permanentemente saturi d’acqua, appartenente alla famiglia delle Lentibulariaceae. Quello che si vede in superficie è una piccola rosetta di foglie verdi, dalla forma stretta e lunga, che possono raggiungere anche i 20 cm e virare al rossastro con molta luce.

Una pianta senza radici

Sotto il substrato la Genlisea non ha radici: le ha perdute nel corso dell’evoluzione, e al loro posto ha sviluppato i rizofilli, foglie modificate prive di clorofilla che assomigliano a radici e ne assolvono le stesse funzioni di ancoraggio e assorbimento, oltre a contenere le trappole carnivore. È una condizione che la Genlisea condivide con le utricularie terrestri, un genere della stessa famiglia altrettanto privo di vere radici.

Le trappole a cavatappi

Le trappole hanno la forma di una Y avvolta ad elica: lungo i bracci corre una fessura che dà accesso a un canale interno, tappezzato di peli orientati tutti nella stessa direzione, così che la preda, una volta entrata, possa procedere solo in avanti fino alla camera digestiva, dove avviene la digestione mediante il rilascio di enzimi e il conseguente assorbimento dei nutrienti. È il modello della cosiddetta trappola a nassa, la stessa logica delle trappole per anguille.

Le prede non sono insetti ma organismi minuscoli, con una specializzazione documentata sui protozoi, Paramecium compreso; nelle trappole si trovano anche batteri, alghe, nematodi, rotiferi e piccoli crostacei. Resta discusso fra i ricercatori se le trappole siano del tutto passive o in parte capaci di un movimento attivo.

Il genoma più piccolo fra le piante con fiore

C’è un motivo per cui questo genere piccolo e discreto è finito nella letteratura scientifica internazionale: Genlisea tuberosa, endemica del Brasile, possiede il genoma più piccolo conosciuto fra tutte le piante con fiore, circa 61 milioni di coppie di basi, secondo uno studio pubblicato su Annals of Botany nel dicembre 2014.

Per confronto, il genoma umano ne conta circa tre miliardi. Il paradosso è che nello stesso genere si trovano anche i genomi più grandi della famiglia, con una variazione interna molto ampia.

Fioritura

Nel periodo della fioritura, dal centro della rosetta si alza uno scapo sottile che porta fiori piccoli ma eleganti, con corolla bilabiata e zigomorfa, provvista di uno sperone alla base: gialli nelle specie africane, violetti o porpora in molte di quelle sudamericane.

Il nome

Il genere è dedicato alla contessa Stéphanie-Félicité de Genlis, scrittrice ed educatrice francese. Il nome comune con cui la pianta è conosciuta fra i collezionisti, pianta a cavatappi, deriva proprio dalla forma elicoidale delle sue trappole. La sua natura carnivora era stata ipotizzata già da Darwin, ma ha trovato conferma sperimentale solo in tempi relativamente recenti.

Dove cresce

La Genlisea è distribuita in due grandi aree: il Sudamerica e il Centro America, con otto specie endemiche del solo Brasile, e l’Africa tropicale, Madagascar incluso, dove si trovano i centri di maggiore diversità insieme al Brasile sud-orientale.

Il genere comprende circa 22 specie, secondo alcuni autori fino a 30. La pianta predilige per lo più substrati poveri di nutrienti: si consiglia di utilizzare un composto di torba acida di sfagno e di sabbia orticola o perlite.

Come si coltiva

Esposizione e temperatura

La pianta ama le esposizioni a luoghi particolarmente luminosi, pur raccomandando di evitare la luce diretta del sole nelle ore più calde della giornata, soprattutto durante i mesi estivi. Le temperature ottimali per la Genlisea si aggirano intorno ai 18 e i 35 gradi centigradi; la pianta riesce a tollerare anche condizioni termiche più basse, ma la sua crescita diminuisce: si consiglia di non scendere mai sotto i 15 gradi.

Annaffiature e concime

La Genlisea necessita di annaffiature regolari: si raccomanda di servirsi di acqua piovana, o acqua distillata. È consigliabile diminuire di poco il livello di acqua in inverno, ovvero circa ad un quarto dell’altezza del vaso; al contrario, durante le altre stagioni, l’acqua dovrebbe raggiungere il bordo del vaso.

La pianta non ha bisogno di essere fertilizzata poiché è in grado di catturare le prede senza bisogno d’aiuto, in più durante il riposo invernale utilizza le riserve accumulate nella bella stagione: è capace di procurarsi da sola il nutrimento di cui necessita.

Parassiti e problemi

Anche la Genlisea non è immune all’attacco di parassiti, quali afidi e cocciniglie: questi procurano notevoli danni alle foglie, provocando su di esse sgradevoli macchie brune, e deformando i germogli. Si consiglia di osservare con regolarità le piante così da intervenire in tempo e sbarazzarsi degli ospiti indesiderati: è opportuno servirsi di un batuffolo di cotone impregnato di alcol e strofinare delicatamente la parte danneggiata.

Su una pianta così piccola e delicata, i lavaggi con sapone sono un intervento sproporzionato: solo se necessario si può ricorrere a un antiparassitario specifico.

Spesso la Genlisea viene colpita dalla muffa grigia, la Botrytis cinerea: ciò si verifica soprattutto in condizioni di freddo, umidità e scarsa circolazione dell’aria. Si consiglia di pulire o rimuovere le foglie danneggiate e aumentare la ventilazione; se ciò non dovesse essere sufficiente, bisognerà ricorrere ad un prodotto specifico. La pianta non è tossica.

Il terzo genere delle Lentibulariaceae, oltre a Genlisea e Utricularia, è la pinguicula.

Domande frequenti

Dove sono le trappole della genlisea?

Sotto il substrato. Sono i rizofilli, organi a forma di Y avvolti ad elica che sostituiscono le radici: in superficie si vedono solo la rosetta di foglie e i fiori.

Quanta acqua vuole?

Molta, e in modo costante: il substrato non deve mai asciugare, nemmeno per poco, o le trappole sotterranee vengono perse.

Perché si parla del genoma della genlisea?

Perché Genlisea tuberosa detiene il genoma più piccolo noto fra le piante con fiore, circa 61 milioni di coppie di basi.