L’adromischus (Adromischus) è un genere di piccole succulente della famiglia delle Crassulaceae, sottofamiglia Kalanchoideae, tutte dell’Africa meridionale, coltivate per le foglie spesse e maculate più che per i fiori. Il nome viene dal greco adros, grosso, e mischos, peduncolo. La specie più diffusa, Adromischus cooperi, è conosciuta all’estero come plover eggs plant, pianta dalle uova di pavoncella, per la screziatura purpurea del fogliame. Non risultano intossicazioni documentate, ma appartenendo alla stessa sottofamiglia di Kalanchoe e Cotyledon, piante con principi cardioattivi, è comunque prudente tenerla fuori dalla portata di animali domestici.
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Forma piccoli cespi bassi, in genere sotto i 10 cm di altezza, con fusti carnosi e corti che portano foglie molto spesse, ovali o clavate, spesso allargate verso l’apice e con il margine leggermente ondulato. Il colore va dal verde chiaro al grigio-verde argentato, con maculature che vanno dal porpora al bruno scuro: nelle specie maculate la screziatura si accentua con la luce intensa e sbiadisce all’ombra.
Un tratto pratico da conoscere: in carenza d’acqua le foglie si sgonfiano e si raggrinziscono, per poi tornare turgide dopo l’annaffiatura. È il segnale più affidabile per capire quando bagnare. Con gli anni il fusto si ispessisce e in alcune specie si forma alla base un caudex ramificato, che ricorda un piccolo bonsai ed è molto ricercato dai collezionisti.
I fiori sono la parte meno vistosa. In estate la pianta emette una spiga eretta e sottile, semilegnosa, che può arrivare a 30-35 cm e porta numerosi fiorellini tubolosi con lobi rosati o biancastri ripiegati all’apice. L’infiorescenza si alza sopra la rosetta, non nasce al centro della pianta.
Il genere conta circa trenta specie accettate. Adromischus cooperi ha foglie carnose, strette alla base e con l’apice ondulato, verdi o grigio-argentate e punteggiate di scuro: l’epiteto ricorda il botanico Thomas Cooper. Adromischus cristatus si riconosce per il margine fortemente crespo delle foglie e per le radici aeree brunastre sul fusto. Adromischus maculatus ha foglie piatte e larghe con macchie ben marcate, mentre Adromischus marianiae è la specie più variabile e più ambita fra le rarità.
Serve una posizione molto luminosa, con qualche ora di sole diretto nelle ore fresche: è la luce che tiene la pianta compatta e fa risaltare le macchie sulle foglie. In primavera e in estate può stare all’aperto. Nella stagione fredda va ricoverata in casa o in serra, perché non tollera temperature sotto i 7-10 °C. La ventilazione conta più di quanto si pensi: gli ambienti chiusi e umidi favoriscono i marciumi.
Il substrato deve drenare in fretta, perché la pianta soffre i ristagni: va bene un buon terriccio per succulente mescolato con sabbia grossa, ghiaia fine, pomice o lapillo. Il vaso può restare piccolo e basso, meglio in terracotta. Un rinvaso ogni due anni mantiene la pianta in forma più a lungo.
Da marzo a ottobre si annaffia con regolarità, ma sempre a terreno completamente asciutto e senza lasciare acqua nel sottovaso. In inverno le annaffiature diventano sporadiche, e per gli esemplari tenuti a 10-12 °C si può lasciare il substrato asciutto fino all’inizio della primavera. In vegetazione un concime per piante succulente ogni 15-20 giorni, diluito nell’acqua, è sufficiente.
È il punto di forza del genere: l’adromischus si moltiplica con grande facilità per foglia. Si stacca o si taglia con un coltello pulito una foglia giovane e sana, si lascia asciugare il taglio per un giorno in ambiente caldo e asciutto, poi si appoggia la foglia su un composto per cactacee appena umido. Quando spuntano le prime foglioline nuove si può rinvasare. In alternativa, in primavera, si può dividere il cespo.
Dopo alcuni anni molte specie mostrano segni di senescenza: le foglie basali cadono, il cespo si spoglia e la pianta si dissecca. In quel momento conviene prelevare una talea e ringiovanire l’esemplare. Una pianta ben coltivata, nutrita e annaffiata con regolarità nel periodo vegetativo, rinvasata ogni due anni e tenuta in un ambiente ventilato, arriva a questo stadio molto più tardi.
Le cocciniglie possono attaccare le foglie e gli spazi fra i fusti: si rimuovono meccanicamente con un batuffolo imbevuto di acqua e alcol. Un’altra avversità è il seccume di origine fungina, che si presenta con macchie secche e scure e può portare alla caduta delle foglie: le foglie colpite vanno staccate ed eliminate, riducendo umidità e ristagni. Il marciume radicale colpisce soprattutto le piante tenute al fresco e all’umido nella stagione fredda.
Adromischus, senza la n: “andromischus” è un errore molto diffuso fra i collezionisti e nei vivai online.
Nella maggior parte dei casi la pianta ha sete. Se invece le foglie sono molli e traslucide anziché raggrinzite, il problema è opposto: acqua in eccesso.
Se ti piacciono le piccole succulente sudafricane da collezione, dai un’occhiata anche a Titanopsis.
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sapete dove posso trovare grandi quantità di adromischus?