L’Elleboro è un fiore comunemente chiamato Rosa di Natale che appartiene alla famiglia delle Ranuncolacee. E’ una pianta erbacea perenne caratterizzata da un fiore con cinque sepali bianco-rosacei, spesso scambiati per petali, e foglie di grandi dimensioni, palmate, e di colore verde scuro. La fama di questo fiore affonda le sue radici nell’alba dei tempi: sin dall’antichità questo fiore è stato noto per le sue presunte proprietà medicinali. Intorno a questa pianta sono infatti nate diverse leggende.
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Nell’Elleboro le cinque parti larghe e colorate che formano il fiore sono sepali, non petali. Ed è una differenza che si vede: i sepali non cadono come farebbero i petali, ma restano attaccati per mesi, virando lentamente al verde invece di sfiorire nel senso comune del termine. È proprio questo a spiegare la durata straordinaria della fioritura per cui l’elleboro è tanto apprezzato, ed è anche il motivo per cui un elleboro “sfiorito” continua a sembrare fiorito. I veri petali, nel frattempo, sono ridotti a piccole strutture nettarifere alla base degli stami, quasi invisibili.
Un esempio? Una favola in cui si narra di un pastore di nome Melampo, che era sia un medico che indovino, e che, dopo aver osservato le abitudini del suo gregge provò a curare con l’Elleboro anche gli uomini e riuscì così a guarire le figlie di Preto, re di Argo, che erano impazzite: credevano infatti di essere state trasformate in vacche. Oggi invece l’Elleboro è stato bandito dalle farmacie: è difatti una pianta altamente tossica!
Sul piano pratico questo significa maneggiare la pianta con attenzione: la linfa provoca irritazione cutanea, quindi conviene indossare i guanti quando si pota o si divide, e l’ingestione di qualsiasi parte è pericolosa per cani, gatti e bambini, con effetti che possono coinvolgere anche il cuore. Va quindi collocata con questo in mente, soprattutto se in casa ci sono animali o bambini piccoli. Per un quadro più ampio, vedi le piante velenose per cani, gatti e uomo. Un’altra Ranuncolacea tossica presente sul sito è l’aconito.
Il nome rosa di Natale genera un’aspettativa che spesso non si realizza: fiorisce davvero in prossimità delle festività solo Helleborus niger. Gli ibridi orientali, oggi i più venduti e i più vari nei colori, aprono più tardi, fra febbraio e aprile.
Esistono diverse specie di Elleboro:
Helleborus argutifolius o H. corsicus o elleboro della Corsica: è una specie originaria della Corsica e della Sardegna, è caratterizzata da foglie sempreverdi, di forma trilobata e fiori penduli a forma di coppa e di colore giallo-verde.
Helleborus atrorubens: è una specie caratterizzata da dimensioni ridotte, foglie non persistenti di color verde lucido e fiori violacei.
Helleborus foetidus: questa pianta viene dall’Europa, ha foglie persistenti, lucide e lanceolate e fiori che ricordano nella forma delle campanelle e che sono di colore giallo-verde.
Helleborus niger o rosa di Natale: è una pianta che proviene dall’Europa centro-meridionale, ha foglie persistenti e tra le sue varietà annovera la “Potter’s Wheel” caratterizzata da fiori bianchi particolarmente grandi (10-13 cm).
Helleborus orientalis: è una specie originaria della Grecia e dell’Asia Minore, presenta foglie persistenti e fiori che possono assumere vari colori anche se il tono più diffuso è il cremisi.
Helleborus x hybridus: con questo nome si indicano le varietà di Ellebori dai fiori variopinti, che possono essere porpora, gialli, rosa, crema, bianchi con punteggiature rosse.
Helleborus purpurascens: è una pianta originaria dell’Ungheria che possiede foglie decidue costituite da cinque foglioline e fiori di colore porpora all’esterno e verde all’interno.
Helleborus viridis: questa pianta è a taglia ridotta (raggiunge infatti circa 30 cm) ed è caratterizzata da foglie non persistenti di colore verde e di forma palmato-lobata e fiori verdi.
Ma quanti nomi ha l’Elleboro? Gli inglesi lo chiamano Hellebore, o Christmas flower se ci si riferisce alla specie Helleborus niger. I francesi lo chiamavano invece Rose de Nöel, mentre i tedeschi lo chiamano Christrose o Schneerose. Ma vediamo etimologicamente il significato del nome di questo fiore: Elleboro, dal greco significa “nutrimento che uccide”, nome probabilmente dato proprio in riferimento all’alto potere tossico della pianta.
L’ambiente perfetto per l’Elleboro prevede innanzitutto la giusta esposizione, che per questa pianta è determinante: vuole ombra o mezz’ombra, e la collocazione ideale è sotto alberi a foglia caduca, dove in inverno, quando fiorisce, riceve la luce che filtra fra i rami spogli, mentre in estate resta protetto dal sole. Il terreno dovrà inoltre essere ricco e soprattutto ben drenato, senza naturalmente ristagni.
Un aspetto da tenere presente: l’Elleboro non ama essere spostato. È una pianta longeva che rende al meglio dopo qualche anno nella stessa posizione, quindi conviene scegliere con cura il punto in cui metterlo a dimora fin dall’inizio.
Per coltivare l’Elleboro non bisogna preoccuparsi troppo delle temperature: questo fiore è infatti una specie rustica ed è quindi in grado di resistere piuttosto bene anche a temperature abbastanza rigide.
La regola aurea del mantenimento dell’Elleboro è annaffiare regolarmente prestando particolare attenzione allo stato del terreno: deve essere umido ma sempre ben drenato, senza mai creare ristagni. Una pacciamatura di foglie o compost aiuta a mantenere l’umidità costante e riproduce le condizioni naturali del sottobosco in cui la pianta cresce spontaneamente.
L’operazione più utile dell’anno si fa però a fine inverno, prima o durante l’apertura dei boccioli: si recidono alla base le foglie vecchie dell’anno precedente, quelle ormai rovinate o macchiate. Questa pulizia serve a due scopi. Il primo è estetico, perché libera i fiori alla vista invece di lasciarli nascosti fra il fogliame vecchio. Il secondo è sanitario, e si collega direttamente ai problemi elencati più avanti: le foglie vecchie sono il tessuto su cui svernano i funghi responsabili della maculatura, e rimuoverle riduce in modo netto il rischio nella stagione successiva.
Le avversità a cui questa pianta è particolarmente suscettibile sono diverse, tra cui si annoverano:
Necrosi dell’Elleboro: i sintomi sono striature nere a cui fa seguito il completo annerimento della foglia.
Coniothyrium dell’Elleboro: malattia intuibile dalla presenza di piccole macchie nere prima irregolari e poi riunite in macchie più regolari.
Microsphaeropsis dell’Elleboro: disagio caratterizzato da grosse e regolari macchie scure.
In tutti i casi la gestione è la stessa: si rimuovono e distruggono le foglie colpite, evitando di lasciarle a terra, si garantisce una buona circolazione d’aria, e si effettua la pulizia di fine inverno descritta sopra, che da sola previene la maggior parte di questi problemi.
Probabilmente hai un ibrido orientale, il tipo più comune in vendita, e non la vera rosa di Natale: gli ibridi fioriscono fra febbraio e aprile, non a dicembre.
Solo se necessario, e subito dopo la fioritura: è una pianta che non ama essere spostata e rende meglio se lasciata indisturbata per anni.