Copre un muro spoglio in una stagione, resiste al gelo e all’ombra e non chiede quasi nulla: l’edera è il rampicante sempreverde per eccellenza, perfetto per dare verde tutto l’anno a pareti, recinzioni e angoli difficili del giardino. Vediamo come coltivarla e curarla, come riprodurla per talea, e un paio di cose importanti da sapere: se rovina i muri e perché va maneggiata con un po’ di attenzione.
La moltiplicazione dell’Edera avviene principalmente mediante talea, da effettuarsi in qualsiasi periodo dell’anno: le talee dovranno avere una lunghezza di 10 o 15 cm e messe a radicare in cassone riempito con una miscela di torba e sabbia in parti uguali. E’ possibile metterle a radicare anche in vasetti pieni d’acqua e trapiantarle una volta emesse le radici, in vasi con torba e sabbia.
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L’edera comune (Hedera helix) è una pianta rampicante sempreverde della famiglia delle Araliaceae, spontanea in gran parte d’Europa, Italia compresa. Si arrampica grazie alle radici aeree che spuntano lungo i fusti e aderiscono a muri, rocce e tronchi. Ha una caratteristica curiosa: le foglie cambiano forma a seconda della fase e della luce.
Sui rami giovani e all’ombra sono lobate, a tre-cinque punte; sui rami adulti e fioriferi diventano intere e più arrotondate. Da adulta produce piccoli fiori giallini in ombrelle e poi bacche scure, violacee o nere.
È uno dei pochi rampicanti che ama ombra e mezz’ombra: in natura vive nel sottobosco, quindi è perfetta per muri esposti a nord, sotto gli alberi e negli angoli poco soleggiati. Le varietà a foglia variegata gradiscono qualche ora di luce, che rende i colori più vivi, ma senza sole diretto nelle ore più calde. In pieno sole estivo l’edera può soffrire.
Vuole un terreno soffice e ben drenato, arricchito di terriccio e un po’ di sabbia, perché non tollera i ristagni. Si annaffia con regolarità lasciando asciugare il terreno tra una volta e l’altra: da giovan
e e in vaso ha bisogno di più acqua, una volta ben radicata in piena terra è molto autonoma.
Punto importante: l’edera comune è molto rustica e all’aperto sopporta senza problemi il freddo intenso, ben sotto lo zero; il timore del gelo riguarda semmai le piante coltivate in vaso come ornamentali da appartamento, non l’edera che vive in giardino.
L’edera si coltiva bene anche in vaso, in balcone o come pianta d’appartamento, dove è apprezzata per la chioma ricadente. In casa vuole luce indiretta, ambiente non troppo secco (utile nebulizzare le foglie d’estate o col riscaldamento acceso) e temperature non troppo rigide. In vaso le cure e le annaffiature devono essere più costanti che in piena terra.
L’edera si moltiplica facilissimamente per talea, praticamente in ogni periodo dell’anno. Si taglia un rametto di 10-15 centimetri, si tolgono le foglie basali e si mette a radicare in un vasetto con torba e sabbia mantenuto umido.
Funziona benissimo anche la talea in acqua: basta mettere il rametto in un bicchiere d’acqua, attendere che spuntino le radici e poi trapiantarlo. È uno dei modi più semplici per ottenere nuove piante gratis.
Sì. L’edera comune è tossica se ingerita, sia per le persone sia per gli animali. Contiene saponine e altri composti, più concentrati nelle foglie che nelle bacche: l’ingestione può causare vomito, dolori addominali e altri disturbi gastrointestinali. Le bacche vanno tenute lontane dai bambini. Secondo l’ASPCA l’edera è tossica anche per cani, gatti e cavalli.
La linfa dell’edera contiene il falcarinolo, una sostanza che può provocare dermatite da contatto, con arrossamenti e irritazioni nelle persone sensibili o che la maneggiano spesso. Quando poti o rimuovi molta edera è quindi consigliabile indossare i guanti.
È la domanda più comune. La risposta è semplice: l’edera non è una pianta parassita. Le vere radici restano nel terreno, da cui assorbono acqua e nutrienti; le radichette aeree servono solo come a ncoraggio e non perforano una muratura sana né sottraggono linfa agli alberi.
Il problema nasce se cresce su intonaci già crepati o deteriorati, dove può infilarsi nelle fessure e aggravare danni già esistenti. Sugli alberi, invece, una vegetazione troppo fitta può ridurre la luce disponibile. Conviene quindi tenerla lontana da grondaie, tegole e intonaci malandati e contenerla con potature regolari.
L’edera è robusta ma alcuni segnali aiutano a capire se qualcosa non va:
Tra i parassiti più comuni ci sono
cocciniglia, afidi e ragnetto rosso, da trattare con prodotti specifici per rampicanti.
La potatura si esegue a fine inverno, prima della ripresa vegetativa, per contenere la crescita ed eliminare i rami secchi. Le siepi di edera possono essere rifilate anche a metà estate.
Facile, generosa e sempreverde, l’edera trasforma un muro spoglio in una parete verde tutto l’anno: bastano un po’ d’ombra, qualche guanto quando la si pota e un occhio a dove la si lascia arrampicare.
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Bravi e grazie ❤
bravissimi e grazieeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
belle pianteeeeeeeeeeeee