La Dipladenia (il cui nome botanico corretto è oggi Mandevilla) è una pianta sempreverde rampicante appartenente alla famiglia delle Apocynaceae, di cui fanno parte piante erbacee o arbustive originarie dell’America centrale e meridionale.
La Dipladenia è caratterizzata da fusti sottili e carnosi, foglie di forma ovale, scure, lucide e spesse, e fiori a forma di trombetta dal profumo delicato e che possono assumere i toni del rosso, del rosa o del bianco. Va maneggiata con qualche attenzione, perché emette un lattice bianco irritante.
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È la domanda più importante su questa pianta, ed è rimasta a lungo senza una risposta chiara per chi la coltiva: sì, va usata qualche attenzione. La Dipladenia appartiene alle Apocynaceae, la stessa famiglia dell’oleandro, e come molte piante di quella famiglia emette un lattice bianco quando si recide un fusto o si strappa una foglia.
Quel lattice è irritante per la pelle e per le mucose, e la pianta va considerata tossica in caso di ingestione, con possibili disturbi gastrointestinali. Per un quadro più ampio, vedi le piante velenose per cani, gatti e uomo.
In pratica: si pota con i guanti, ci si lava le mani dopo averla maneggiata, si evita di toccarsi gli occhi e si tiene fuori dalla portata di bambini piccoli e di animali che rosicchiano le foglie. Va detto per correttezza che non ha la pericolosità dell’oleandro, che contiene glicosidi cardioattivi molto più aggressivi: la Dipladenia richiede attenzione ordinaria, non allarme.
Di Dipladenia (Mandevilla) ne esistono oltre un centinaio di specie, fra le quali si annoverano le seguenti più diffuse in coltivazione:
Dipladenia boliviensis (o Mandevilla boliviensis): è una specie che, come è intuibile dal suo stesso nome, proviene dalla Bolivia. Questa pianta produce fiori piuttosto piccoli (non superano i 5 cm di lunghezza) e di colore bianco.
Dipladenia sanderi (o Mandevilla sanderi): questa specie è invece originaria del Brasile ed è caratterizzata dall’avere foglie di forma ovale, appuntite e di due toni di verde: le foglie sono infatti di color verde scuro nella pagina inferiore mentre sono verde brillante in quella superiore. I fiori non superano di solito i 7 cm di lunghezza e sono di colore rosa.
Dipladenia splendens (o Mandevilla splendens): questa pianta ha foglie molto grandi, che possono essere lunghe fino a 20 cm e larghe 10 cm, e fiori che possono essere o rossi o bianchi, dipendentemente dalla varietà.
Il nome della Dipladenia deriva dal greco “diplos” (doppio) e “aden” (ghiandola): la pianta è chiamata così per la presenza di due ghiandole nell’ovario. È il nome commerciale con cui si trovano ancora oggi in vendita, ma la classificazione è cambiata nel tempo: queste piante erano un tempo raccolte nel genere Dipladenia, oggi non più valido a sé stante, e sono state ricondotte al genere Mandevilla, quello botanicamente accettato.
Le Dipladenia prediligono terreni sciolti, molto ricchi di materia organica e il più possibile ben drenati. Il composto perfetto da preparare? Terriccio universale e sabbia in parti uguali, con, in aggiunta, una piccola dose di humus.
La Dipladenia è una pianta che teme il freddo eccessivo ed in particolare soffre il gelo, per questo occorre evitare di esporla a temperature al di sotto degli 8-10°C. Questa pianta resiste invece bene al caldo: le temperature estive ottimali sono difatti attorno ai 21°C e oltre.
Le Dipladenia, inoltre, amano la luce e tollerano bene il sole diretto: è una pianta da balcone soleggiato, e se tenuta troppo in ombra fiorisce poco. Nelle regioni meridionali conviene comunque schermarla nelle ore più torride di luglio e agosto. Va invece evitata l’esposizione a forti correnti d’aria.
Le annaffiature devono essere regolari e generose in estate, quando la pianta è in piena fioritura, lasciando però asciugare la superficie del substrato fra una volta e l’altra e svuotando sempre il sottovaso. In inverno, quando la pianta è a riposo, si riducono a interventi sporadici. Boccioli che si seccano e cadono senza aprirsi indicano di norma irregolarità nelle annaffiature, oppure uno stress dovuto a un trasloco o a un rinvaso recente.
Per mantenere al meglio la Dipladenia gli accorgimenti che bisogna seguire in merito alla concimazione è usare, a partire dalla primavera e per tutta l’estate, un concime liquido diluito nell’acqua di irrigazione.
Il fertilizzante consigliabile è uno completo, ossia uno che contenga non solo Azoto, Potassio e Fosforo ma anche elementi che, seppur minori, rivestono comunque un ruolo importante nella crescita della pianta.
Alcuni elementi di questo tipo? Il Magnesio, il Manganese, il Ferro, il Boro, il Rame, lo Zinco, il Molibdeno.
La Dipladenia fiorisce sui getti prodotti nell’anno, e questo ha una conseguenza pratica diretta: potandola si ottengono più fiori, non meno. A fine inverno, prima della ripresa vegetativa, si accorciano i rami di un terzo o della metà, eliminando quelli secchi o troppo esili. La pianta ramifica dai nodi rimasti, e ogni nuovo getto porta fiori.
Senza potatura tende ad allungarsi e a concentrare la fioritura solo in cima, lasciando la base spoglia. In estate si possono anche cimare i getti troppo lunghi.
È quello che fa la differenza fra ricomprare la pianta ogni primavera e tenerla per anni. La Dipladenia non sopravvive al gelo, quindi in autunno, prima delle prime notti fredde, va ricoverata: serve un locale luminoso e fresco, con temperature stabilmente sopra i 10°C, per esempio una veranda chiusa o una stanza poco riscaldata. Durante il ricovero si riducono drasticamente le annaffiature e si sospende il concime; è normale che perda parte delle foglie.
A primavera si pota, si riprende ad annaffiare gradualmente e si riporta all’aperto quando le notti sono miti. Nelle zone dal clima più mite, come il Sud e le coste, può restare all’aperto tutto l’anno in posizione riparata.
Le avversità che possono attentare alla salute della nostra Dipladenia sono molteplici, e per comprendere se la nostra pianta ha dei problemi, spesso basta osservarla attentamente. Vediamo alcuni sintomi comuni di malessere della Dipladenia e le relative cause possibili:
Se le foglie rimangono pendenti: probabilmente la temperatura è troppo fredda e, come sappiamo, la Dipladenia soffre il freddo.
Se le foglie presentano delle macchie brune: può darsi che la pianta sia stata annaffiata troppo poco o che sia esposta alla luce diretta del sole.
Se le foglie ingialliscono e sono piene di puntini scuri: questo è un chiaro segno della presenza del ragnetto rosso.
Se ci sono nella pianta chiazze bianche e cotonose: questo è un chiaro sintomo della presenza della cocciniglia, che si rimuove con un batuffolo di cotone imbevuto di acqua e alcol.
Sì. Mandevilla è il nome botanico accettato, dipladenia è il nome commerciale, usato di solito per le forme più compatte e cespugliose, mentre mandevilla indica spesso quelle più vigorose e rampicanti: è una distinzione di mercato, non botanica.
Sundevilla è una serie commerciale di Mandevilla coperta da marchio, non un genere o una specie a sé: si tratta quindi della stessa pianta, commercializzata sotto un nome depositato. Per approfondire vedi la scheda su Sundevilla.
Leggi i commenti
Come mai nessuno parla del lattice bianco che emettono i rami della dipladenia?
Sono velenosi come quelli di altre piante (dieffenbachia, oleandro) ?
Bisogna evitare il contatto diretto, in specie ai bambini e/o gli animali domestici?
Tutte le parti di questa pianta sono velenose, sia per l'uomo che per gli animali domestici.
Ho una bellissima dipladenia bianca.Ma ho anche due nipotini e un gatto.Mi assicurate che sia velenosa?Grazie a chi gentilmente vuole risponderei.
Ho una mandevilla appena travasatainvaso conterriccio universale esposta ad ovest per 4 ore al giorno. In una settimna ha perso tutti I suoi fiori e I boccioli nuovi si seccano e si staccano senza fiorire. Le foglie sono belle e la bagno con moderazione ogni 2 giorni. Grazie per i consigli