La Columnea, conosciuta anche come pianta dei pesci rossi per la forma dei suoi fiori, è un genere molto noto di piante sempreverdi appartenente alla famiglia delle Gesneriaceae. Appartengono al genere Columnea circa 200 specie diverse di piante di natura epifita. Esse sono molto gradite per le qualità ornamentali di fiori e foglie.
Indice
La Columnea cresce appoggiata ai rami degli alberi, che le servono solo da sostegno. I suoi fusti sono molto sottili, si distribuiscono sia in forma rampicante che ricadente, e possono arrivare fino a circa 90 cm di lunghezza, il che spiega perché la pianta si coltiva spesso in cesti sospesi. Le foglie della Columnea hanno una forma ovale ed un colore verde scuro. Esse, inoltre, hanno una consistenza carnosa e si spartiscono in posizione opposta l’una all’altra.
I fiori della Columnea sono spesso solitari, ma in alcune specie essi si raccolgono anche in gruppi di dieci. Essi sono di forma tubolare e sono visibili sia in inverno che in estate, in base alla specie di riferimento. I loro colori vanno dal rosso chiaro al rosso più intenso, sino al giallo acceso.
Il frutto della Columnea è simile ad una bacca, ma di color bianco o rosa.
Il nome comune, pianta dei pesci rossi, deriva dall’inglese goldfish plant e si riferisce alla forma dei fiori tubolari, che ricordano un pesce guizzante. Lo stesso nome comune si usa anche per il genere affine Nematanthus, della stessa famiglia: per questo in vivaio capita di trovare piante diverse con la stessa etichetta.
La Columnea trova le sue origini nelle zone tropicali dell’America, con i centri di maggiore diversità in America Centrale, soprattutto in Costa Rica e Panama, oltre che nel Sudamerica tropicale e nelle Antille. In genere, in natura, è frequente trovarla nelle foreste pluviali, avvinghiata ai rami di alti alberi con radici evidenti.
Essendo di natura epifita, non trae nutrimento dai tronchi a cui si aggrappa: assorbe invece acqua e nutrienti dall’aria molto umida, dalla pioggia e dai detriti che si accumulano sulla corteccia, un po’ come un’altra epifita da coltivazione sospesa, il platycerium. Nelle nostre zone è molto coltivata come pianta da appartamento.
La temperatura ideale per la coltivazione della Columnea è compresa fra i 18 e i 24°C, anche se la pianta tollera punte più calde, fino a circa 27°C, purché l’aria sia umida. È importante che la minima non scenda mai sotto i 15°C, poiché la pianta rischia la morte definitiva. È importante che la Columnea abbia a disposizione sempre la giusta quantità di umidità ambientale e non esporla mai ai raggi diretti del sole.
La Columnea non necessita di grandi accorgimenti per la coltivazione. Essa viene in genere posta in cesti sospesi, con i fusti che tendono sempre verso il basso. L’annaffiatura va eseguita regolarmente durante le stagioni più calde, in quantità molto generose.
È necessario che il terreno sia sempre umido ma mai intriso d’acqua per evitare fastidiosi e dannosi ristagni idrici: è bene lasciare che la superficie asciughi leggermente fra un’annaffiatura e l’altra, perché il ristagno è la prima causa di marciume. Per favorirne l’apporto di umidità è consigliabile apporre dei sassolini di ghiaia sulla base del vaso che trattengono l’acqua in eccesso e la fanno evaporare sottoforma di umidità.
Come per molte Gesneriaceae, è importante non bagnare mai il fogliame durante le annaffiature: l’acqua fredda o calcarea lascia macchie permanenti sulle foglie, quindi va usata acqua a temperatura ambiente, versata direttamente sul substrato.
Il substrato ideale per la Columnea deve essere realizzato con del semplice terriccio di foglie mescolato con torba e sabbia per aiutare lo sgocciolo dell’acqua in eccesso. Il rinvaso va fatto solo quando è davvero necessario: la Columnea fiorisce meglio se le radici restano un po’ costrette nel vaso.
È consigliato concimare la Columnea ogni due o tre settimane durante la stagione di crescita, sospendendo le concimazioni in inverno, quando la pianta rallenta e il concime rischia di danneggiare l’apparato radicale.
La potatura, o meglio cimatura, va compiuta dopo la fioritura per stimolare la ramificazione e compattare la pianta, soprattutto se si nota uno sviluppo disordinato o un fogliame rado: si accorciano con un taglio netto gli apici vegetativi.
La Columnea si moltiplica per seme oppure mediante talea.
Nel primo caso, si posizionano i semini in una cassetta con terriccio formato da sabbia e torba, alla temperatura di 24°-27°C. Tale operazione si svolge tra il mese di febbraio e quello di marzo. Badando a mantenere il terriccio sempre umido, si attende circa un mese per la nascita dei germogli che, una volta irrobustiti, possono esser trattate come piantine e poste nel vaso definitivo.
La riproduzione per talea può essere svolta in qualsiasi momento durante l’anno. Si recidono con taglio netto e strumenti opportunamente disinfettati, talee della lunghezza media di 10 cm. Dopo aver eliminato le foglioline basali, si piantano in un vaso provvisorio con sabbia e torba in eguali parti. Al comparire dei primi germoglio, segno che la talea ha radicato, la piantina va posta nel vaso definitivo e curata come pianta adulta.
La Columnea può essere soggetta allo sviluppo di una muffa grigiastra sulle foglie, di norma Botrytis cinerea. Essa è sintomo chiaro della presenza di un pericoloso fungo. È necessario asportare le parti infette del fogliame e trattare con un fungicida specifico. In genere, la comparsa del fungo è dovuta ad annaffiature troppo abbondanti o ad un’umidità troppo elevata senza un adeguato ricambio d’aria. Macchie chiare e circoscritte sulle foglie, invece, non sono un fungo ma il segno di acqua fredda finita sul fogliame. La pianta non è tossica.
Un’altra epifita da appartamento molto diffusa, anche se con esigenze diverse, è la phalaenopsis.
Fu istituito da Linneo nel 1753 in onore di Fabio Colonna, naturalista napoletano vissuto fra il 1567 e il 1640, autore del primo libro botanico illustrato con incisioni su lastra di rame.
Meglio nebulizzare l’aria attorno alla pianta piuttosto che le foglie stesse. L’acqua fredda o calcarea sul fogliame vellutato lascia macchie permanenti.
Di solito per luce insufficiente o per un vaso troppo grande: la columnea fiorisce meglio quando le radici sono un po’ costrette.