Il Ciclamino (Cyclamen) è una pianta erbacea, appartenente alla famiglia delle Primulaceae; cresce spontanea, ma può essere allevata anche in vaso, particolarmente apprezzata per la sua abbondante e vivace fioritura. Non ha grandi dimensioni, difatti è in grado di raggiungere al massimo i 20 cm di altezza.
Possiede foglie basali dalla forma arrotondata, che vagamente ricorda un cuore, dalle tonalità diverse a seconda della specie: in genere la parte superiore è di colore verde intenso, macchiato o screziato di bianco argenteo, mentre la parte inferiore è colorata di rosso o di viola.
La pianta produce fiori dai colori vivaci: bianco, viola, rosa, rosso e violetto; essi nascono su lunghi e sottili steli, rivolti verso il basso, con la corolla divisa in cinque lobi riflessi verso l’alto. Alla fioritura segue la nascita dei frutti: hanno la forma di una capsula e sono divisi in cinque parti, aventi moltissimi semi.
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Verso la fine della primavera il ciclamino da vaso smette di fiorire e le foglie iniziano a ingiallire una dopo l’altra, tanto che la pianta può sembrare morta. Non è un errore di coltivazione: è il riposo estivo. Cyclamen persicum viene da climi mediterranei con estati secche, e in quella stagione ritira le riserve nel tubero e si ferma.
In questo periodo si smette di concimare, si riducono le annaffiature a pochissima acqua intorno al tubero e si tolgono le foglie ormai ingiallite. A fine estate, quando compaiono i primi germogli nuovi, si riprende ad annaffiare regolarmente e la pianta ricomincia il ciclo: un tubero sano può ripetere l’operazione per anni.
Il ciclamino che si compra fiorito dal fioraio è quasi sempre Cyclamen persicum, a fiore grande, e non è una pianta rustica: teme il gelo e va protetta, quindi metterla in piena terra in inverno, soprattutto al Nord, spesso significa perderla. In Italia crescono invece spontanee diverse specie rustiche, come Cyclamen hederifolium, Cyclamen repandum e Cyclamen purpurascens, adatte alla coltivazione in giardino, in mezz’ombra sotto gli alberi. La raccolta delle piante spontanee è comunque regolata a livello regionale.
Il Ciclamino è originario del bacino del Mediterraneo, soprattutto della zona orientale e medio asiatica, come ad esempio del Libano e dell’Asia minore. Il terreno ottimale dovrà essere soprattutto molto ben drenato: la pianta non tollera assolutamente i ristagni idrici, poiché tende facilmente a marcire. Se allevata in vaso, si consiglia l’utilizzo di un sottostrato di cocci, ghiaia o sabbia di fiume: sono tutti materiali drenanti e traspiranti che impediscono il contatto diretto tra radici ed acqua stagnante.
La pianta non gradisce esposizioni a luoghi direttamente irradiati dai raggi del sole, tuttavia ama la luce poiché essa favorisce la sua splendida fioritura. Le temperature ottimali dovrebbero aggirarsi tra i 5° ed i 15°C; il Ciclamino ha bisogno di una buona ventilazione e una giusta umidità, ed essendo nella maggioranza dei casi una pianta di appartamento, anche il riscaldamento artificiale dovrà essere moderato e soprattutto non dovrà seccare l’ambiente.
Essendo particolarmente sensibile ai ristagni di acqua, tra settembre ed aprile, si consiglia di annaffiare la pianta dal sottovaso, attendendo circa mezz’ora per far sì che l’acqua venga assorbita, e dopo rimuoverne ogni residuo. Al contrario in estate, basterà servirsi di pochissima acqua e solo intorno al tubero: le annaffiature dovranno essere rare.
La concimazione del Ciclamino dovrà essere fatta con del concime liquido da unire all’acqua delle annaffiature, ogni due settimane circa, durante il periodo di vegetazione e fioritura, cioè da autunno a primavera. Si raccomanda di sospendere le fertilizzazioni durante il riposo estivo, quando la pianta non ne ha bisogno. Fiori sfioriti e foglie gialle non vanno tagliati, ma staccati alla base con una leggera torsione, per non lasciare monconi che marciscono a contatto con il tubero.
La moltiplicazione del Ciclamino può avvenire mediante la semina ed attraverso il tubero. Nel primo caso, bisognerà estrarre i semi dal frutto, farli seccare per poi piantarli in vasi aventi forma possibilmente rettangolare ed allungata. Il recipiente dovrà essere ricoperto con un telo di plastica trasparente in modo da assicurare il giusto clima e la protezione adatta, inoltre dovrà essere posto all’ombra ed annaffiato frequentemente per favorire la germinazione, in seguito alla quale le piantine potranno essere travasate in vasi piccoli fino al raggiungimento di 5 cm di altezza e poi ancora travasati definitivamente.
Nel secondo caso, bisognerà dividere in due parti il tubero e assicurarsi che ognuna di esse abbia almeno due gemme ben vive, e infine porle in vaso alle giuste condizioni. Si tratta di una tecnica rapida, ma se fatta in maniera sbagliata può portare alla morte della pianta.
Se le foglie e i fiori ingialliscono e si ripiegano durante la stagione di crescita, da autunno a primavera, la causa è di norma la troppa umidità o le eccessive annaffiature. Se invece l’ingiallimento arriva fra la fine della primavera e l’estate, non è un problema di coltivazione: è il normale riposo estivo della pianta, descritto più sopra.
Funghi e muffe sono responsabili della comparsa di macchie sulle foglie: si consiglia l’utilizzo di prodotti specifici. Il tubero è tossico per cani e gatti.
Un’altra pianta fiorita stagionale da interno da conoscere è la stella di Natale.
Perché bagnare il tubero e il centro della rosetta dall’alto è la causa più comune di marciume: il metodo corretto è annaffiare dal sottovaso, lasciando assorbire l’acqua per mezz’ora e poi eliminando i residui.
Non è la collocazione migliore. Vuole temperature fra i 5 e i 15°C, e in un ambiente riscaldato come un salotto fiorisce meno e per meno tempo, con steli che si allungano cercando la luce.
Il tubero contiene saponine, in particolare la ciclamina, ed è tossico per cani e gatti se ingerito. Va tenuto fuori dalla loro portata.