“L’energia vitale del corpo (“qi”) circola attraverso dei canali, i “meridiani”, che si ramificano collegandosi agli organi e alle funzioni corporee”
È questo uno dei principi fondamentali della medicina tradizionale cinese, un tipo di medicina alternativa dalla storia millenaria. Essa non si basa sui consueti dogmi e sull’empirismo della scienza moderna, bensì su principi filosofici caratterizzanti il pensiero orientale.
Queste pratiche pseudo-mediche si avvalgono di diversi ambiti e discipline, tra cui la fitoterapia, l’agopuntura, la manipolazione corporea, la terapia dietetica e l’esercizio, inteso non solamente come mero sforzo corporeo, ma soprattutto mentale e meditativo.
Alla base di questo pensiero medico-filosofico, vi è il concetto del Tao. Di questo termine non esiste una traduzione precisa, ma si può esprimere come l’Uno primordiale, un’essenza che va oltre il tempo e lo spazio e da cui tutto ha origine. Il Tao si esplica in una coppia di forze complementari, lo Yin e lo Yang, e il benessere e la salute del corpo derivano dall’equilibrio tra queste forze contrapposte. La prima, di colore nero, rappresenta l’aspetto femminile, negativo e oscuro di ogni fenomeno, mentre la seconda, bianca, rappresenta l’aspetto maschile, la luce, la positività e il calore.
Indice
L’utilizzo del regno vegetale per la guarigione di carne e spirito è un’antica arte, risalente addirittura al 3400 a.C., quando si hanno le prime testimonianze scritte grazie all’imperatore cinese Shen Nung, il quale scrisse un trattato contenente circa 360 specie vegetali e i loro principi attivi a scopo terapeutico.
“Curare”, secondo questo filone di pensiero, significa ripristinare un’armonia perduta, pertanto non vi sono rimedi univoci corrispondenti a determinate patologie, bensì vengono preparati ad hoc per ogni caso specifico. I medici cinesi preparano queste sostanze curative utilizzando prevalentemente vegetali, ma non sono escluse parti di animali e/o minerali. Si pensa che il modo migliore per assumere questi principi attivi sia attraverso il decotto, sebbene si ricorra anche all’uso di polveri (ottenute essiccando i decotti) e pillole.
Per quanto riguarda la “branchia” della fitoterapia, delle piante si può utilizzare qualsiasi componente, dalle radici alle foglie, dai frutti alle scorze e perfino i funghi. Di seguito riportiamo a titolo di esempio alcuni degli elementi utilizzati da coloro che praticano quest’arte.
Viene utilizzata per curare deficit di qi (di energia vitale), per tonificare la milza, combattere infezioni alla gola e feci liquide. Essa va ad agire su tutti i meridiani.
Non bisogna assumerla se soggetti a ipertensione e/o vomito.
Si utilizza per curare capogiri e cefalea causati da un aumento dello yang, alleviare il dolore a fianchi, addome, bloccare spasmi addominali ed alle mani, evitare una sudorazione eccessiva.
I meridiani interessati sono il fegato e la milza.
Non bisogna assumerla in caso di dissenteria provocata dal freddo.
Viene utilizzata per eliminare calore, gonfiore, arrossamenti, sudorazione notturna. Coinvolge i meridiani della vescica e dei reni.
Non bisogna utilizzarla in caso di deficit alla milza.
Vengono usati come calmanti per il cuore e lo spirito che vi risiede; alimentano il sangue, prevengono la sudorazione eccessiva e agiscono sui problemi a carattere emotivo. I meridiani coinvolti sono il fegato, il cuore, la milza e la cistifellea.
Bisogna prestare molta cautela nell’utilizzo se si soffre di dissenteria o calore eccessivo.
Abbiamo sopra detto che, per la preparazione dei rimedi, delle piante si possono utilizzare tutte le loro parti. Circa il 70/75% di essi, infatti, è di origine vegetale. Tuttavia, nel corso della storia della pratica clinica, e ancora tutt’oggi, spesso si utilizzano solamente poche parti e, nella sequenza di ideogrammi che compongono il nome del rimedio, viene generalmente inserito anche uno che rimanda alla parte specifica della pianta utilizzata. Ad esempio, si utilizza la parola “Cao” per indicare la pianta intera, “Gen” per la radice, “Ye” per le foglie, “Hua” rappresenta i fiori, mentre “Shi” i frutti; “Pi” simboleggia la corteccia e “Xin” il cuore.
Prima che vengano destinati alla conservazione, questi rimedi vengono sottoposti a diversi tipi di trattamenti, affinché si possano eliminare le impurità tossiche dello stato grezzo e si possa giungere a risultati farmacologici altrimenti irraggiungibili (un esempio è dato dalla radice di liquirizia sopra citata, che viene trattata con miele per ottenere un maggior effetto tonico sul Riscaldatore medio).
Ogni rimedio può essere preparato attraverso l’uso di due elementi:
Infine, si giunge alla fase di conservazione. Questa risulta altamente importante per due principali motivi: un rimedio conservato male può rivelarsi inutile e/o pericoloso ai fini della terapia e sicuramente un investimento dall’esito negativo. In Cina, l’unica metodologia utilizzata in questo senso è l’essicazione, che può essere di tre tipi:
Successivamente, i rimedi andranno conservati in luoghi bui, freschi e asciutti, per impedire che calore e umidità degradino i composti.
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