Le avversità di origine parassita sono tutte quelle alterazioni causate da attacchi batterici, fungini o da parte di virus e insetti. Vediamo insieme come riconoscerli.
Indice
I batteri sono organismi unicellulari privi di organuli cellulari e di membrana nucleare, detti quindi a cellula procariote. Si riproducono per scissione, hanno dimensioni comprese tra 0,5 e 2-3 micron e vivono sia in gruppi (definiti “colonie”), sia solitari.
I batteri non possono intaccare le superfici esterne della pianta, motivo per il quale possono entrare dalle soluzioni di continuità, attraverso aperture presenti nelle piante (come ad esempio gli stomi, le lenticelle, gli organi fiorali) o attraverso ferite.
A seconda di come si inoculano si possono dividere in: batteri del marciume molle (quelli che usano la ferita per entrare nella pianta e iniziarvi un processo patogeno), o in batteri ferita-dipendenti (quelli che necessitano la risposta della pianta allo shock della lesione, oltre che della ferita stessa).
Una volta entrato nella pianta, il batterio comincia il suo periodo di incubazione, durante il quale invade (attraverso i vasi legnosi o per via intracellulare) la pianta, fino al suo manifestarsi (“evasione”). La manifestazione avviene quando i tessuti, ormai necrotici e morenti, lasciano uscire i batteri sotto forma di gocce di essudato.
Le fonti di inoculo si trovano spesso in ospiti infetti (quali talee, sementi o gocce di essudato), oppure vengono disseminate tramite l’acqua, il vento, gli insetti, o anche dall’uomo durante le operazioni colturali.
A seconda dell’organo colpito, le batteriosi vengono suddivise in:
I danni più comuni da batteriosi sono il marciume molle batterico e il tumore batterico di colletto e radici.
Il primo colpisce soprattutto gli organi acquosi e i parenchimi di riserva, sia superficiali che sotterranei. Si manifesta generalmente attorno ad una ferita e presenta un imbrunimento dei tessuti, una perdita di consistenza ed è solitamente accompagnato anche dal tipico odore di putrido causato dalla proliferazione batterica. Questo tipo di infezione viene favorito dalle temperature elevate (25°-28°C), dalla bagnatura degli organi delle piante e dalla presenza di acqua nel terreno. Per questo motivo, si consiglia di evitare irrigazioni per aspersione e di optare, invece, per quelle per scorrimento; inoltre, è preferibile evitare i ristagni e utilizzare acqua controllata per evitare il contagio. Può essere d’aiuto utilizzare sali rameici nei trattamenti e cercare di eliminare i residui infetti.
La seconda tipologia di danno (tumore batterico) porta alla formazione di ammassi tumorali su radici e colletto, i quali possono poi estendersi, come ad esempio nel caso della vite, anche a fusto e tralci. Questi tumori sono la conseguenza di iperplasie e ipertrofie delle cellule vegetali, che, stimolate dal batterio, si moltiplicano in modo disorganizzato (inizialmente, isolate e di colore chiaro, poi, mano a mano che si aggregano, diventano più scure e necrotiche). Il principale batterio responsabile di questo tipo di danni alla pianta è l’Agrobacterium tumefaciens, un batterio ferita-dipendente che si moltiplica in risposta ai succhi cellulari emessi dalla pianta.
Per scongiurare la contaminazione, è molto importante cercare di non danneggiare colletto e radici tramite mezzi di lavorazione e disinfettare gli strumenti da taglio con ipoclorito di sodio o sali quaternari.
I virus, o entità infettive, hanno dimensioni molto ridotte (tra i 17 e i 300 micrometri) e sono formati da una molecola di acido nucleico (RNA o DNA) e da un involucro proteico (“capside”). Non fanno, quindi, parte degli organi viventi, non essendo formati da cellule.
Per riprodursi hanno bisogno di una cellula vivente, perché non sono in grado di moltiplicarsi da soli; vengono classificati a seconda della loro forma: abbiamo, quindi, virus sferici, bastoncellari o elissoidali.
Il decorso della virosi segue tre fasi principali:
La trasmissione dei virus può avvenire sia per via diretta, quindi attraverso parti della pianta come semi, polline o per contatto diretto tra parti infette, sia per via indiretta, ossia attraverso insetti, nematodi, acari o funghi.
Le virosi causano problemi al metabolismo vegetale, come l’alterazione del processo fotosintetico o la deviazione del metabolismo dei carboidrati. In aggiunta, possono presentarsi anche modificazioni fisiologiche in seguito ad un attacco virale: a livello della pianta nella sua totalità può manifestarsi una forma di nanismo (come, ad esempio, il nanismo giallo dell’orzo, per il quale compare del giallume sulle foglie e le piante crescono stentate fino al disseccamento) o di gigantismo; per quanto riguarda le foglie, invece, può emergere una trama a mosaico (come, ad esempio, il mosaico della barbabietola, per il quale si formano aree giallastre disposte a mosaico con una piccola perdita di capacità fotosintetica), possono essere colpite da bronzatura, arricciamento ed accartocciamento, o addirittura necrosi; per quanto riguarda frutti e fiori, la manifestazione virale può assumere la forma di una virescenza (come, ad esempio, la virescenza delle fragole, che colpisce in particolare le strutture riproduttive dei fiori, che diventano sterili), di una neoplasia o di una litiasi. Infine, i rami possono presentare necrosi, scopazzi e fasciazioni.
La lotta alle virosi avviene per via indiretta e soprattutto ha carattere preventivo. Si consiglia, quindi, di evitare semine precoci che possano facilitare l’insorgere delle infezioni e predisporre già in autunno tecniche di contrasto degli afidi vettori. Ricordiamo, tuttavia, che non esistono trattamenti chimici efficaci contro le virosi, e che le piante più resistenti a tali attacchi sono, generalmente, state sottoposte a terapie transgeniche.
I funghi sono organismi a cellula eucariote (si distingue dalla procariote per la sua grandezza, di dieci volte maggiore, per la sua complessità di struttura e per la presenza di un nucleo ben definito contenente il DNA), solitamente pluricellulari e di varie dimensioni; sono organismi eterotrofi, quindi privi di clorofilla.
Si dividono in tre categorie a seconda del loro rapporto con l’organismo che li ospita:
Attualmente, esistono due grandi divisioni in cui i funghi vengono classificati:
I funghi eumiceti si diffondono attraverso le spore che derivano dalla riproduzione asessuata o da quella sessuata.
La prima (definita anche “agamica“) serve soprattutto alla diffusione della spora nell’ambiente e avviene lungo il periodo vegetativo, mentre la seconda (detta anche “gamica“) tende a verificarsi in condizioni ambientali sfavorevoli, allo scopo di produrre spore quiescenti per far sì che il fungo torni a svilupparsi quando le condizioni tornano favorevoli.
Uno dei funghi più diffusi è l’oidio (o “mal bianco”, appartenente alla categoria eumycota, in particolare alla sottodivisone ascomycota), per il quale le foglie si ricoprono di aree clorotiche che poi vengono ricoperte da una muffa grigio-biancastra, dall’aspetto inizialmente polveroso per diventare poi più compatto. Il fungo si nutre attraverso gli austori compromettendo lo sviluppo della pianta e riducendo la sua capacità fotosintetica. Le foglie così colpite ingialliscono e si accartocciano, per poi disseccare. Questo fungo si può contrastare sia utilizzando prodotti di tipo chimico a base di zolfo (o antioidici appositi), sia attraverso tecniche agronomiche di prevenzione (quali, ad esempio, l’evitare semine troppo ravvicinate o l’utilizzo di concimazioni troppo azotate).
Anche la peronospora (fungo appartenente alla categoria eumycota, sottodivisione mastigomycota) è molto diffusa: attacca le foglie, le quali poi presentano un aspetto bolloso (come, ad esempio, può succedere nella barbabietola) o chiazze tondeggianti che tendono ad ingiallirsi (dette “a macchia d’olio” o “a mosaico”).
Gli insetti sono artropodi dotati di quattro ali e sei zampe, il cui corpo (ricoperto da un esoscheletro) è diviso in capo, torace e addome.
La struttura dell’insetto è avvolta dal tegumento, un rivestimento semi-rigido che rappresenta lo scheletro di sostegno degli organi interni, consente i movimenti fisiologici dell’insetto e permette un controllo sull’evaporazione dell’acqua. Vi è poi la cuticola (o esoscheletro), che rappresenta il rivestimento più esterno dell’insetto ed ha una funzione protettiva e impermeabile; infine, vi è un endoscheletro interno, formato da piccole protuberanze atte a fornire punti di attacco per organi e muscoli.
Le tre sezioni fondamentali che compongono un insetto sono:
Gli insetti, inoltre, si possono distinguere a seconda del loro regime alimentare. Vengono, così, suddivisi in eterofagi (si nutrono di sostanze diverse, sia animali che vegetali), zoofagi (si nutrono di animali) e fitofagi (si nutrono esclusivamente di sostanze vegetali). Nel caso si nutrano di una sola specie vegetale vengono definiti monofagi, mentre se si nutrono di più specie vegetali sono definiti polifagi. Infine, vi sono anche gli insetti che si cibano solamente di poche tipologie di piante e per questo vengono definiti oligofagi.
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